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Gli olivicoltori che si trovano a
condurre sia le aziende in regime di coltivazione convenzionale che
quelle in integrato non dovrebbero sottovalutare l’importanza
dell’humus.
La fertilità dei suoli sta infatti
svanendo e i processi di erosione ed impoverimento dei suoli sono
all’ordine del giorno in molteplici comprensori della olivicoltura
calabrese, arrestati solo dalla introduzione, su vaste superfici,
della coltivazione biologica dell’olivo in cui la concimazione
organica è prevista obbligatoriamente dal disciplinare di
coltivazione.
La sostanza organica è un elemento
chiave della fertilità del terreno.
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Migliora la struttura del terreno, la
ritenzione idrica, rappresentando una scorta di elementi minerali che
verranno rilasciati nel tempo, a seguito dei processi di mineralizzazione
che avvengono nel terreno un poco alla volta. L’humus è un fattore
centrale nel funzionamento di qualsiasi agro-ecosistema e quindi anche di
quello dell’oliveto rappresentando l’attitudine che il suolo può
manifestare nel sostenere nel tempo le colture.Considerando l’attuale,
cronica deficienza di humus nei suoli italiani è presumibile pensare che
dovremo reintegrare e apportare, magari in dosi massicce, sostanza
organica che, qualsiasi piano di concimazione, dovrebbe prevedere in
abbinamento ai classici elementi della fertilità chimica dei suoli.
Distribuire letame tal quale nell'oliveto è divenuto molto spesso
impraticabile, vuoi per la reperibilità del prodotto e vuoi per il costo
che l’operazione potrebbe generare in termini di mano d'opera per la
distribuzione e gestione. Molto spesso poi il letame venduto non è maturo,
ma semplicemente “arricchito” con un pò di paglia così che si finisce per
acquistare del materiale organico ancora in fermentazione e molto ricco di
acqua, quindi con un potere fertilizzante e ammendante che risultano
assolutamente non commisurati al prezzo d’acquisto.
In ogni modo l’utilizzazione del letame, quando reperibile maturo, risulta
economica solo entro un raggio di 4-5 km dal luogo di produzione. Per il
sovescio, antica ed economica tecnica agronomica, si possono utilizzare
varie essenze, spesso miscugli di leguminose (veccia, fava, trifoglio,
lenticchia) e graminacee (orzo, avena), seminando in autunno, ed
incorporando prima della fioritura, a poca profondità e possibilmente
qualche tempo dopo uno sfalcio, in modo da evitare, nei terreni più
pesanti, fermentazioni anomale.
Ovviamente anche il sovescio si avvale dell'irrigazione ove l'acqua non
sia un fattore limitante.
Il sovescio può essere prezioso anche nei confronti del soddisfacimento
dei fabbisogni azotati, ma costituisce soprattutto un arricchimento
notevole in sostanza organica. È stato calcolato che il sovescio apporta
mediamente 40-70 quintali di sostanza organica per ettaro.
Nel caso di agricoltura in regime biologico porre attenzione alla scelta
dei concimi/ammendanti organici selezionando solo quelli riportanti la
dicitura “Ammesso in agricoltura Biologica”. Tuttavia il metodo ancor oggi
più diffuso e praticato per un arricchimento di sostanza organica risulta
l’utilizzo di appositi concimi definiti organici o misti organici; in
particolare le aziende biologiche dovrebbero prestare molta attenzione ai
titoli dei singoli elementi minerali, infatti per loro non sono possibili
integrazioni con fertilizzanti minerali.
I concimi organici sono spesso in forma di pellet, di cui è bene valutarne
attentamente la qualità in quanto se eccessivamente umidi o friabili
potranno generare problemi di distribuzione; calcolare il rapporto
carbonio/azoto, evitando valori eccessivamente alti, o comunque superiori
a 10, in quanto possono avere effetti negativi sulla disponibilità di
azoto nel breve e medio termine.
Infine è noto che l’inerbimento totale, nel lungo periodo, produce un
naturale arricchimento della sostanza organica del terreno.
Tuttavia è bene ricordare che quando si interviene in oliveti che non sono
mai stati inerbiti, è preferibile adottare inerbimenti parziali e sovesci,
per accelerare un accumulo iniziale di sostanza organica che altrimenti
non si potrebbe interrare.
Anche in questo caso, se ci troviamo in presenza di terreni poveri nei
quali la necessità di incrementare il livello di sostanza organica è
prioritario, l’inerbimento totale è sconsigliabile come primo intervento
proprio per la difficoltà di rendere disponibili i principi nutritivi dei
fertilizzanti organici in presenza del cotico erboso. |